Credito Ricerca e Sviluppo: aggiornamenti su contenzioso e orientamenti
Articolo pubblicato il 16/06/2026
Il panorama del contenzioso relativo al credito d’imposta per ricerca e sviluppo (R&S) rimane complesso. Nonostante recenti interventi interpretativi del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) e alcune novità normative, le controversie tra contribuenti e Amministrazione finanziaria persistono, incentrate su questioni tecniche e procedurali di fondo.
La distinzione tra “credito inesistente” e “credito non spettante”
L’atto di indirizzo del MEF del 1° luglio 2025 ha sollecitato un approccio più rigoroso nella qualificazione delle irregolarità. È fondamentale distinguere tra:
- Credito inesistente: fattispecie più grave.
- Credito non spettante: fattispecie meno grave, spesso legata a carenze documentali o di innovatività.
Il MEF ha chiarito che l’eventuale mancata conformità dell’attività svolta ai criteri tecnici internazionali (es. Manuale di Frascati) non implica automaticamente l’inesistenza del credito. Tale distinzione, supportata anche dagli studi del Dipartimento della Giustizia tributaria, è cruciale poiché determina diverse conseguenze in termini di termini decadenziali.
È opportuno notare che, secondo la giurisprudenza di legittimità (es. ordinanza Cassazione 13508/2026), le definizioni legislative introdotte dal Dlgs 87/2024 hanno natura innovativa. Pertanto, non hanno efficacia retroattiva: i fatti anteriori al 1° settembre 2024 e i giudizi pendenti a tale data sono regolati dalla normativa e dalla giurisprudenza previgenti.
Il ruolo del Manuale di Frascati e le contestazioni tecniche
In passato, gli uffici fondavano spesso le contestazioni sull’asserita mancata aderenza dei progetti al Manuale di Frascati. Oggi, si osserva una tendenza verso l’abbandono di riferimenti espliciti a tale manuale. Gli uffici preferiscono formulazioni più generiche, basate sulla presunta assenza di innovatività, novità o avanzamento tecnologico.
Tuttavia, questo mutamento lessicale non risolve il problema sostanziale: le contestazioni continuano a basarsi su valutazioni tecnico-scientifiche che presentano un elevato margine di discrezionalità da parte dell’ufficio accertatore.
Il dibattito sull’obbligatorietà del parere MISE
Resta aperto il nodo procedimentale relativo al parere tecnico del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT/MISE). Mentre una precedente ordinanza (23740/2025) aveva escluso la natura obbligatoria del parere, il tema è tornato al centro del dibattito giudiziario.
Con l’ordinanza interlocutoria n. 8746 dell’8 aprile 2026, la Cassazione ha rimesso la questione a pubblica udienza per un approfondimento nomofilattico. L’obiettivo è chiarire definitivamente se l’acquisizione del parere tecnico ministeriale sia un passaggio procedimentale imprescindibile in caso di controversie caratterizzate da valutazioni altamente specialistiche. L’esito di tale pronuncia sarà determinante per definire la validità degli atti di recupero emessi in assenza di tale parere.
