Crediti d’imposta, arriva la spinta ad annullare gli atti non fondati
Articolo pubblicato il 09/07/2025
Il Ministero dell’Economia ha dato nuove indicazioni all’Agenzia delle Entrate per evitare che vengano emessi atti fiscali (come sanzioni o richieste di pagamento) quando non ci sono basi solide, soprattutto riguardo ai crediti d’imposta delle imprese.
In particolare, viene fatta una distinzione importante tra:
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Crediti inesistenti (cioè falsi)
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Crediti non spettanti (cioè richiesti in modo non corretto, ma non inventati)
Il nuovo atto dice che, se un’impresa ha una certificazione tecnica fatta da esperti qualificati (che conferma che l’investimento è reale e corretto), allora il Fisco deve valutare con attenzione prima di contestare il credito d’imposta.
Se la contestazione si basa solo su come viene “qualificato” l’investimento (cioè se rientra o meno tra quelli agevolabili), senza mettere in dubbio che l’investimento esista davvero, allora quell’atto può essere annullato perché privo di fondamento.
In pratica, si invita il Fisco a non esagerare con le contestazioni solo per questioni formali, perché se poi il contribuente fa ricorso e vince, lo Stato rischia di dover pagare spese legali e magari anche danni.
C’è anche un messaggio implicito: queste nuove regole si applicano anche al passato, quindi possono aiutare le imprese coinvolte in vecchie controversie.
Infine, si consiglia alle imprese di comunicare al Fisco l’esistenza di questa certificazione, anche dopo aver fatto l’investimento, purché non ci sia già stato un verbale ufficiale di violazione. Questo per evitare inutili contenziosi e favorire un clima di maggiore collaborazione.
fonte: IlSole24Ore
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