Controllo del rischio fiscale, vantaggi ridotti per le Pmi

Articolo pubblicato il 11/01/2024

Le piccole e medie imprese (Pmi) stanno affrontando richieste sempre più numerose riguardo alla sostenibilità da parte di banche, clienti e mercato.
Queste richieste riguardano aspetti ambientali, sociali e di governance. Il Tax control framework (Tcf), che fa parte della gestione del rischio fiscale e rientra nella sostenibilità aziendale, avrebbe potuto aiutare le Pmi a sensibilizzarsi sulla sostenibilità e migliorare la loro governance.

Tuttavia, il decreto legislativo 221/2023 riguardante l’adempimento collaborativo tramite il Tcf sembra offrire vantaggi limitati rispetto agli oneri che comporta.
Le nuove norme entreranno in vigore il 18 gennaio. Questa situazione potrebbe essere un’occasione mancata, poiché la buona gestione del rischio fiscale è importante per le imprese che desiderano apparire sostenibili e attraenti per banche, mercato, investitori e lavoratori.

Inoltre, una maggiore attenzione alla compliance fiscale migliorerebbe il rapporto tra il fisco e i contribuenti, ma i vantaggi per chi adotta volontariamente il Tcf sono limitati.
Le sanzioni per le violazioni comunicate tramite interpello vengono ridotte solo per i soggetti che non rientrano nel regime di adempimento collaborativo, ma non sono previste riduzioni sanzionatorie per i rischi non significativi inclusi nella mappa dei rischi.

Questo solleva preoccupazioni perché le Pmi, che devono sostenere costi significativi per implementare il Tcf, non godono degli stessi benefici sanzionatori degli altri soggetti più grandi.
Inoltre, con l’attuazione della legge delega 111/2023, le sanzioni amministrative dovrebbero essere notevolmente ridotte per tutti i contribuenti.
Pertanto, per le imprese, potrebbe non essere conveniente sostenere tali costi per ottenere vantaggi limitati rispetto a chi non adotta il Tcf.

Sotto il profilo penale tributario, per i soggetti che non possono accedere alla cooperazione, viene prevista la non punibilità per il reato di dichiarazione infedele se viene fatta una rappresentazione preventiva e circostanziata all’agenzia delle Entrate tramite interpello riguardo ai casi in cui si rilevano rischi fiscali legati a elementi attivi.

fonte: IlSole24Ore

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