Concordato preventivo 2026-2027 e iperammortamento: cosa cambia per le aziende
Articolo pubblicato il 2026/02/24
Il Governo sta valutando alcune modifiche al decreto fiscale che potrebbero incidere in modo concreto sulle scelte fiscali delle aziende e delle partite IVA nei prossimi anni. In particolare, l’attenzione è concentrata sul concordato preventivo 2026-2027 e sul nuovo iperammortamento introdotto dall’ultima manovra.
Il problema attuale tra concordato e iperammortamento
Secondo quanto emerge dal dossier aperto al Ministero dell’Economia, oggi esiste una mancata integrazione tra le regole del concordato preventivo biennale e la nuova agevolazione dell’iperammortamento fino al 180%.
Il concordato riguarda le partite IVA con ricavi o compensi fino a 5,1 milioni di euro. Tuttavia, allo stato attuale, chi aderisce al concordato non potrebbe utilizzare come variazione del reddito concordato la nuova agevolazione introdotta con l’ultima manovra.
In pratica, un’azienda che sceglie il concordato e contemporaneamente effettua investimenti in beni agevolabili rischia di non poter beneficiare pienamente della deduzione prevista dall’iperammortamento. Questo rappresenta un limite concreto e riduce l’attrattività del concordato per chi intende investire.
Possibile intervento correttivo del Governo
Proprio per evitare che il concordato perda appeal, il Governo starebbe valutando un intervento correttivo in corso d’opera. L’obiettivo sarebbe quello di rendere compatibili le due misure, in continuità con quanto già fatto lo scorso anno.
Nel precedente intervento, infatti, era stata riconosciuta anche la superdeduzione per i neoassunti (tra il 120% e il 130%). La logica sembra quindi quella di evitare che una misura fiscale penalizzi l’altra e di consentire alle imprese di non perdere le agevolazioni spettanti.
Sblocco del meccanismo dell’iperammortamento
Il dossier del decreto fiscale non si limita però al rapporto tra concordato e iperammortamento. Un altro tema centrale riguarda lo sblocco dell’intero meccanismo della nuova agevolazione.
È stata annunciata l’eliminazione della cosiddetta clausola “made in UE”, cioè il vincolo geografico sulla provenienza dei beni agevolabili. In altre parole, verrebbe meno l’obbligo che i beni abbiano una specifica provenienza europea.
Questa scelta nasce da valutazioni che hanno coinvolto anche rapporti con partner strategici extra UE. Tuttavia, l’operazione ha un costo stimato di 1,3 miliardi di euro, che dovrebbero essere reperiti attingendo ad altri fondi, senza introdurre nuove coperture fiscali.
L’eliminazione della clausola dovrebbe poi consentire l’emanazione del decreto ministeriale attuativo, su cui i ministeri competenti (Mimit e Mef) stanno già lavorando. L’obiettivo dichiarato è permettere alle aziende di pianificare gli investimenti conoscendo con precisione le regole applicabili.
Un punto importante è evitare situazioni in cui le imprese investono senza avere un quadro normativo chiaro e si trovano, a posteriori, nell’impossibilità di sfruttare l’iperdeduzione.
Il tema dei minipacchi extra UE
Tra i temi ancora aperti figura anche il contributo di 2 euro sui minipacchi provenienti da Paesi extra UE. La questione si è complicata dopo l’approvazione di un nuovo dazio europeo di 3 euro, in vigore dal 1° luglio.
Alla luce del nuovo assetto europeo, si starebbe valutando un rinvio del contributo nazionale. Secondo quanto riferito in risposta a un’interrogazione in commissione Finanze al Senato, questo rinvio non richiederebbe ulteriori coperture finanziarie.
Tuttavia, il rinvio avrebbe una funzione temporanea: consentire di individuare le risorse mancanti (383 milioni sui 612 milioni previsti nel triennio) per eliminare il contributo e lasciare spazio esclusivamente al nuovo dazio europeo.
Va ricordato che il 75% del gettito del nuovo dazio confluisce nel bilancio comunitario, mentre solo il 25% resta agli Stati membri come rimborso delle spese di riscossione.
La questione IVA sulle permute
Un ulteriore nodo da sciogliere riguarda l’IVA sulle permute. Sul punto è stato ribadito l’impegno a intervenire, con riferimento a quanto previsto dalla manovra che introduce novità a partire dal 1° gennaio 2026.
Il testo disponibile si interrompe senza ulteriori dettagli operativi, ma conferma che anche questo tema rientra tra le priorità di intervento.
Cosa significa tutto questo per le aziende
Dal quadro attuale emergono tre aspetti centrali:
- La necessità di rendere compatibili concordato preventivo e iperammortamento per evitare la perdita di deduzioni.
- Lo sblocco dell’iperammortamento attraverso l’eliminazione della clausola di provenienza dei beni.
- La gestione delle nuove misure su dazi e contributi per i minipacchi extra UE.
Per le aziende che stanno pianificando investimenti, la chiarezza delle regole sarà determinante. In particolare, chi valuta l’adesione al concordato preventivo dovrà monitorare con attenzione gli eventuali correttivi, per non compromettere l’accesso alle agevolazioni sugli investimenti.
Allo stesso tempo, lo sblocco del decreto attuativo dell’iperammortamento sarà un passaggio chiave per consentire una programmazione consapevole e ridurre il rischio di trovarsi in una situazione di incertezza normativa.
Le decisioni definitive e i testi attuativi saranno determinanti per comprendere l’impatto concreto su bilanci, pianificazione fiscale e strategie di investimento.
Per valutare come queste novità possano incidere sulla vostra situazione aziendale e per ricevere informazioni aggiornate, vi invitiamo a contattarci.
