Cessioni d’azienda, sotto esame lo scomputo delle passività trasferite

Quando si preparano i documenti per la cessione di un’azienda, è importante specificare chiaramente quali debiti e responsabilità sono trasferiti all’azienda ceduta, senza usare termini che richiamano l’«accollo».
In caso contrario, l’ufficio potrebbe considerare tali passività come non deducibili dal valore complessivo dell’azienda, come stabilito dal Dpr n. 131/86, art. 43, comma 2.

Il problema riguarda la possibilità di scomputare le passività aziendali dal valore dell’azienda durante la procedura di accertamento.
Secondo l’articolo 51, comma 4, del Dpr n. 131/86, l’ufficio valuta il valore complessivo dell’azienda, considerando tutti i beni e l’avviamento, e sottrae le passività registrate nelle scritture contabili obbligatorie o in documenti con data certa secondo il codice civile.
Tuttavia, alcuni hanno sostenuto che solo l’ufficio potrebbe fare questa valutazione, ma questa posizione è irrazionale.

La verità è che la base imponibile della cessione d’azienda deve tenere conto di tutte le componenti, sia attive che passive, e quindi, sottrarre le passività trasferite all’acquirente.
Questo è stato confermato anche da una nota dell’amministrazione Dre Lombardia n. 1928/2018 e dalla giurisprudenza di merito, come la Ctp Modena n. 417/2/2018.

Inoltre, l’articolo 23, comma 4, del Dpr n. 131/86 richiede che, se ci sono beni aziendali con aliquote diverse dell’imposta di registro, le passività aziendali devono essere allocate in proporzione al valore di ciascun bene.

fonte: Il Sole 24 Ore

Per approfondire l’argomento, consultare il documento allegato:

Cessioni d’azienda, sotto esame lo scomputo delle passività trasferite

 

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