Affrancamento delle riserve in sospensione di imposta: cosa devono sapere le aziende

Articolo pubblicato il 2026/02/17

I commi 44 e 45 della legge 199/2025 prevedono una possibilità importante per le aziende: i saldi attivi di rivalutazione, le riserve e i fondi in sospensione di imposta presenti nel bilancio al 31 dicembre 2024 e ancora esistenti al 31 dicembre 2025 possono essere “affrancati”, in tutto o in parte.

Cosa significa? L’azienda può liberare queste riserve pagando un’imposta sostitutiva del 10% (in sostituzione delle imposte sui redditi e dell’Irap).

L’imposta sostitutiva deve essere indicata nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2025. Il pagamento avviene in quattro rate di pari importo:

  • la prima entro il termine previsto per il saldo delle imposte relative al 2025;
  • le altre tre entro il termine previsto per il saldo delle imposte dei tre periodi d’imposta successivi.

Per chi non ha aderito nel 2025 è prevista una nuova opportunità: nella dichiarazione Redditi SC 2026 è possibile indicare l’affrancamento e liberare, anche solo in parte, le riserve in sospensione, indipendentemente dal motivo che aveva generato il vincolo fiscale.

Quali riserve rientrano nell’agevolazione

La disciplina riguarda entrambe le tipologie di riserve in sospensione:

  • Sospensione moderata: tassabili solo in caso di distribuzione.
  • Sospensione radicale: tassabili anche se utilizzate per finalità diverse dalla distribuzione.

Nei bilanci delle società sono frequenti riserve ancora in sospensione di imposta derivanti da precedenti norme di rivalutazione, come quelle previste dall’articolo 110 del Dl 104/2020 (con imposta sostitutiva del 3%) o dall’articolo 6-bis del Dl 23/2020 per i settori alberghiero e termale.

In particolare, quest’ultima norma consentiva la rivalutazione fiscale gratuita dei beni, senza pagamento di imposta sostitutiva, ma manteneva comunque la sospensione di imposta sul saldo attivo di rivalutazione.

Cosa comporta l’affrancamento

L’affrancamento elimina il vincolo fiscale sulle riserve. Questo significa che, una volta affrancate, la loro distribuzione non concorre a formare il reddito imponibile della società.

Se invece non si procede con l’affrancamento e la società distribuisce la riserva, si considerano distribuite per prime le riserve di utili, con conseguente tassazione in capo ai soci.

Riserve di capitale: cosa sono e come vengono tassate

Sono considerate riserve di capitale quelle formate da:

  • sovrapprezzi di emissione di azioni o quote;
  • interessi di conguaglio versati dai sottoscrittori di nuove azioni o quote;
  • versamenti dei soci a fondo perduto o in conto capitale;
  • saldi di rivalutazione monetaria esenti da imposta.

La società che distribuisce riserve deve comunicare ai soci la natura delle riserve distribuite e il relativo regime fiscale.

Se vengono distribuite riserve di capitale e non ci sono utili o riserve di utili disponibili, la distribuzione non costituisce reddito tassabile, ma riduce il costo fiscalmente riconosciuto della partecipazione.

Se invece, pur distribuendo civilisticamente riserve di capitale, sono presenti riserve di utili disponibili, la distribuzione è considerata utile tassabile e si applica una ritenuta del 26% nel caso di soci persone fisiche non in regime d’impresa.

Per capire se e come questa opportunità può essere utile alla tua azienda, contattaci per maggiori informazioni.